giovedì 22 gennaio 2015

Anche le star le chiamano “Ossessioni”


Avete presente Adrian Monk, il protagonista della serie “Detective Monk”? O alcuni Serial Killer di note serie poliziesche come C. S. I. e Criminal Minds? Ebbene, sono tutti accomunati dal disturbo delle ossessioni e compulsioni, dove per:
- Ossessioni: intendiamo idee, pensieri o immagini intrusive che insorgono improvvisamente nella mente e che vengono percepiti come fastidiosi (dato il loro contenuto e la frequenza con cui si manifestano) e privi di senso;
- Compulsioni: intendiamo rituali, azioni mentali e comportamenti che si manifestano in risposta alle ossessioni, al fine di tenere a bada (temporaneamente) lo stato di disagio provocato da esse.

Ecco le strane ossessioni e manie dei Vip!
Abbiamo precedentemente citato il Detective Monk e sappiamo bene che è un personaggio frutto di invenzione, ma le ossessioni e le compulsioni non sono frutto di fantasia. E a soffrirne non sono solo i protagonisti di un film, ma anche noi comuni mortali, star comprese (più precisamente, circa il 2,5% della popolazione generale è colpito da tale disturbo!). Scopriamo chi:
- Cameron Diaz: la bell’attrice dalla chioma dorata è letteralmente ossessionata dall’igiene e si laverebbe continuamente le mani.
- Megan Fox: ha la fobia delle toilette pubbliche e delle posate che si trovano nei ristoranti.
- Sarah Michelle Gellar: l’”ammazzavampiri” più famosa del mondo, soffre di un disordine dismorfico che le provoca un’eccessiva preoccupazione nei confronti del proprio aspetto.
- Charlize Theron: anche lei ha le sue ossessioni. In particolare, è “succube” dell’igiene.
- Vladimir Putin: il presidente è letteralmente terrorizzato dall’idea di essere avvelenato. Ecco perché, ovunque vada nel mondo, ha un assaggiatore personale che fa da cavia, mangiando e bevendo qualsiasi cosa, prima che venga servita al presidente.
- Pamela Anderson: l’ex bagnina di “Baywatch” è ossessionata dagli specchi. Ovunque alloggi, non vuole trovarne neanche uno.
- Angelina Jolie: ha l’ossessione delle lame. È notoriamente autolesionista.

lunedì 24 novembre 2014

Compulsioni: si può guarire?


Quando si parla di compulsioni ci riferiamo a comportamenti  rituali o pensieri ricorrenti nella vita psichica di un individuo. Tali comportamenti vengono messi in atto al fine di porre fine ad un costante stato di angoscia e dubbi, spesso accompagnati alle ossessioni. Un esempio concreto di compulsione è l’esagerata necessità di lavarsi le mani ripetutamente, in risposta all’ossessione di contaminazione. Nelle prossime righe scopriremo le compulsioni più diffuse.

Quali sono le compulsioni più comuni?
La persona colpita dal disturbo delle compulsioni è consapevole del fatto che determinati  pensieri e comportamenti non sono razionali, ma si sentono ugualmente costretti a rispettarli al fine di placare le sensazioni di panico e terrore. Le compulsioni più comuni sono:
- Azioni fisiche: lavarsi le mani, mettere in ordine, controllare oggetti
- Azioni mentali: contare, pregare, ripetere parole o formule
Il conteggio di cose specifiche o in modo specifico, schiarirsi la gola, controllare ripetutamente che l’auto in sosta non sia stata bloccata, tenere chiuse le porte in ogni momento, calpestare un certo colore di piastrelle o ancora accendere le luci. Davvero innumerevoli sono gli esempi di compulsioni. Svolgere ripetutamente le citate azioni è l’unico modo per avere sollievo, seppur temporaneo.

Compulsioni: i trattamenti più efficaci
Il disturbo delle nostre compulsioni può manifestarsi sia durante l’infanzia che durante la fase adulta e, soprattutto, tende a cronicizzarsi nel tempo, incidendo inevitabilmente sulla vita dell’individuo, sotto più aspetti (sociale, lavorativo, familiare,…). Più nello specifico, si parla di DOC- disturbo compulsivo- ossessivo. Purtroppo non esiste una cura specifica per tale “patologia”. Tuttavia una terapia farmacologica o una terapia cognitivo- comportamentale sembrano essere i trattamenti più efficaci. Entrambe mirano a ridurre la quantità e la frequenza dei sintomi e, in particolare,  a rendere nel tempo il soggetto meno vulnerabile ai meccanismi che alimentano il disturbo.

Disturbi e Scuola di Psicoterapia: un tempo erano tabù


Se un tempo era un Tabù, oggi le cose sono un po’ cambiate. Forse voi non lo sapete, ma sono sempre di più i soggetti  con disturbi psichiatrici (depressione, bipolarismo, DOC , attacchi di panico e chi più ne ha più ne metta) che decidono di rivolgersi allo psichiatra o allo psicologo, alla scoperta di efficaci mezzi terapeutici. Una cosa simile era impensabile cinquant’anni fa. Non vi erano sufficienti finanziamenti ed attenzioni per le Scuole di Psicoterapia, cure e per la psichiatria in generale. E naturalmente inadeguati erano anche i mezzi finalizzati alla ricerca e al trattamento per tali disturbi.

Scuola di Psicoterapia: i disturbi più trattati



Sono tanti i disturbi che vengono studiati nella Scuola di Psicoterapia. Colpiscono la psiche e diverse possono essere le ragioni: un trauma, un infanzia infelice, fattore genetico, ecc. Scopriamo i più diffusi:
- Fobie: sono paure incontrollabili, spesso ingiustificate ed irrazionali nei confronti di un oggetto o di una situazione. Una di queste è per esempio l’agorafobia, ovvero il terrore degli spazi aperti, luoghi pubblici circondati dalla folla, da cui è difficile fuggire.
- Schizofrenia: difficile da identificare, è caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero e del comportamento. Si cronicizzano nel tempo e portano ad un forte disadattamento della persona affetta.
- Anoressia e bulimia: sono i classici disturbi legati all’alimentazione che, se trascurati, possono rivelarsi particolarmente pericolosi. L’anoressia è caratterizzata dall’ossessione per la magrezza. Il consumo eccessivo di cibo è invece tipico della bulimia.
- Ansia: l’insicurezza è la parola chiave. Solitamente, si tratta di una normale sensazione che accomuna tutti gli esseri umani. Ma a seconda dei contesti, può manifestarsi in forme diverse che portano angoscia, panico, ossessioni, terrore vero e proprio di fronte uno pseudo pericolo.
- Sindromi psicologiche: sindrome da stress post traumatico, sindrome di Peter Pan, sindrome di Cotard e tante altre ancora. Ognuna con le sue caratteristiche ed eventuali cure.

venerdì 31 ottobre 2014

5 rimedi naturali contro gli attacchi di panico

A tutti può capitare, di fronte particolari situazioni percepite come molto minacciose, di provare approfondimenti sul panico: da un punto di vista fisico, si tratta di una sensazione di forte paura, che arriva a raggiungere il suo picco nel giro di 10 minuti e si accompagna ad altri sintomi, come palpitazioni, sudorazione, tremori, dolori al petto, nausea, brividi o vampate di calore. Se vi siete ritrovati a provare alcuni di questi sintomi almeno una volta nella vita, non preoccupatevi: chiunque in condizioni di pericolo può provare panico e non basta un singolo attacco per diagnosticare un disturbo di panico vero e proprio (per parlare del quale è necessaria la presenza di alcuni specifici criteri). 

Se avete qualche dubbio in merito alla reale presenza di un disturbo di panico, vi consigliamo di consultare uno specialista, ponendogli tutte le domande. Soltanto un medico, infatti, potrà fare una reale ed attendibile diagnosi del disturbo. Qualora si trattasse di uno stato transitorio, magari legato ad un periodo particolarmente stressante o ad una situazione personale che causa molte preoccupazioni, anche i rimedi naturali possono aiutare a contrastare il panico e l'ansia.  Vediamo insieme quali sono questi rimedi, precisando sempre che questo articolo ha uno scopo puramente informativo e non un valore scientifico.

I rimedi naturali contro il panico

  • Biancospino, camomilla e valeriana hanno un'azione calmante e sedativa.
  • La melissa ha proprietà ansiolitiche: in caso di ansia può essere d'aiuto preparare un infuso.
  • E' fondamentale mantenere i contatti con gli amici ed i parenti, facendosi coinvolgere in qualche attività. Meglio non isolarsi e non rimanere troppo tempo davanti la televisione.
  • Anche l'attività fisica può fornire un valido supporto contro il panico, ma deve sempre essere un'attività dolce, che non vi faccia affaticare troppo.
  • Evitate cibi e bevande eccitanti: meglio dire no a cacao, caffè ed alcolici.


In generale, abbiate cura di voi stessi e non trascuratevi: il primo passo per combattere il panico è affrontarlo con consapevolezza.

lunedì 20 ottobre 2014

Uscire dal disturbo di panico si può: ecco come

Il disturbo di panico può condizionare pesantemente l'esistenza di quanti ne sono affetti: si tratta di vivere con la costante ansia della comparsa di nuovi attacchi e con il pensiero ad evitamenti e comportamenti protettivi che vengono messi in atto per fronteggiare questa condizione (che tuttavia è fuori dal controllo del paziente). La persona affetta da disturbo di panico pensa di trovare una soluzione in alcune strategie che dovrebbero servire ad arginarne gli effetti negativi, ma in realtà queste manovre molto spesso finiscono per inasprire la natura del disturbo.

Il primo passo per uscire dal disturbo di panico è il confronto con uno specialista, che è l'unico in grado di fornire una diagnosi esatta, trovando anche il percorso di cura più idoneo in relazione alle esigenze del paziente. Di seguito, illustreremo i percorsi di cura dal disturbo di panico più utilizzati. Prima di procedere, è opportuno precisare che la natura di questo articolo è puramente informativa e che quanto scritto non equivale in alcun modo ad un parere medico.

La cura del disturbo di panico


Nella cura del disturbo di panico, la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha saputo ampiamente dimostrare la propria validità. Il disturbo e le sue conseguenze sono ben noti ai ricercatori, che sono concordi nell'individuare in questo tipo di percorso un positivo percorso di guarigione. Psicoterapeuta e paziente sono impegnati in modo attivo e partecipativo nella comprensione del problema: si tratta di un intervento mirato ad una presa di consapevolezza da parte del paziente dei circoli viziosi che il può creare, in modo da liberarsene in modo graduale, attraverso delle modalità di pensiero e comportamentali nuove.


E' possibile associare alla terapia cognitivo-comportamentale anche un intervento di tipo farmacologico: in questo caso, il disturbo di panico viene curato con l'utilizzo di benzodiazepine e antidepressivi. Le prime producono un effetto ansiolitico immediato, ma vengono prescritte soltanto nella fase iniziale di cura, per evitare l'insorgere di dipendenze. 

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